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Rassegna Lavoro, 21 June 2000
di Davide Orecchio
Quante
volte ci capita di trovare affisso, sui portoni delle nostre case,
l'avviso che il tal giorno alla tale ora l'associazione di carit X verr
a raccogliere vestiti usati per beneficenza? E chi di noi non aderisce
all'appello, riempiendo le sue brave buste di capi dismessi ma forse
ancora utili in zone del pianeta indigenti e meno sollecitate dagli
stimoli del consumismo? Il pensiero, in quei momenti, che si sta
compiendo un piccolo gesto utile, un'offerta borghese a chi se la passa
male.
Contrordine: donare vestiti usati non aiuta i paesi del Terzo Mondo ma
anzi li danneggia. La maggior parte di questi abiti, infatti, viene
rivenduta a prezzi di mercato finendo col sabotare le industrie tessili e
in generale l'economia delle nazioni in via di sviluppo. Non c' dubbio:
il ragazzino indiano, o iracheno o del Mozambico, preferir sempre
acquistare un paio di Nike usate (che noi, imbustandole, ci eravamo illusi
di stare donando) piuttosto che un prodotto domestico anche se nuovo.
Un mercato dell'usato globale, insomma, piuttosto che una rete di
beneficenza, ci lega ai nostri cugini di lontane latitudini all'insegna
dell'ennesimo bidone tirato dal Primo al Terzo Mondo.
La denuncia viene dalla Federazione internazionale dei sindacati tessili (Itglwf),
che dedicher una sessione del suo ottavo congresso (in programma dal 26
al 29 giugno a Norkpping, in Svezia) proprio a questo tema: In che
modo i vestiti di seconda mano stanno immiserendo i paesi poveri.
Sotto accusa molte associazioni di carit e volontariato, ma in
particolare i progetti di aiuto ai paesi poveri gestiti dal gruppo danese
Tvind. La Tvind International School - definita da un giornale olandese una
via di mezzo tra Oxfam, Scientology e il marxismo-leninismo - coordina
una serie di iniziative a favore del Terzo Mondo (le pi note: Humana
People-to-People, Daap, Planet Aid). Tvind recluta volontari, in genere
persone giovani, per organizzare questi progetti di cooperazione e
sviluppo in particolare in Africa. E' un'organizzazione ormai ramificata
in tutto il mondo.
Il problema che Tvind finanzia le proprie iniziative proprio grazie al
commercio di vestiti usati in una trentina di paesi poveri. Non c'
nessuna carit nel mercato dei vestiti usati, ha dichiarato Neil
Kearney, segretario generale dell'Itglwf. E' solo un business a scopo di
lucro.
Il Second Hand Market ormai la voce principale d'importazione in
molti paesi in via di sviluppo. E' un commercio che spazza via tutto -
ha dichiarato ancora Kearney -, in cui i fornitori ottengono praticamente
gratis dei prodotti che poi convertono in profitti altissimi. Incapaci di
competere, le industrie tessili locali (spesso perni delle economie in
queste nazioni, ndr) stanno andando rapidamente in crisi,
licenziando centinaia di migliaia di lavoratori.
I lavoratori e i sindacati - conclude Kearney - non hanno nulla contro
la raccolta di vestiti usati a scopo di beneficenza. Tuttavia bisogna fare
in modo che tali beni donati ai poveri siano davvero distribuiti
gratuitamente. Gli istituti di carit devono smettere di esportare la
miseria.
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